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SUMMARY:Stefano Massini "ALFABETO DELLE EMOZIONI"
DESCRIPTION:Noi siamo quello che proviamo. E raccontarci agli altri significa raccontare le nostre emozioni. Ma come farlo\, in un momento che sembra confondere tutto con tutto\, perdendo i confini fra gli stati d’animo? Ci viene detto che siamo analfabeti emotivi\, e proprio da qui parte Stefano Massini – lo scrittore così amato per i suoi racconti in tv del giovedì sera a “Piazzapulita” – per un viaggio profondissimo e ironico al tempo stesso nel labirinto del nostro sentire e sentirci. In un immaginario alfabeto in cui ogni lettera è un’emozione (P come Paura\, F come Felicità\, M come Malinconia…)\, Massini trascina il pubblico in un susseguirsi di storie e di esempi irresistibili\, con l’obiettivo unico di chiamare per nome ciò che ci muove da dentro. Scorrono visi\, ritratti\, nomi\, situazioni. Ad andare in scena è la forza e la fragilità dell’essere umano\, dipinta con l’estro e il divertimento di un appassionato narratore\, definito da Repubblica “il più popolare raccontastorie del momento”.
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SUMMARY:Vanessa Gravina\, Nicola Rignanese "Pazza"
DESCRIPTION:Lo spettacolo va in scena per la prima volta a Broadway nel 1980\, per poi essere riproposto al cinema dallo stesso Topor in una fortunatissima versione che vede Barbara Streisand nei panni della  protagonista\, Claudia Draper. \n\nClaudia Draper\, una squillo di lusso\, viene accusata dell’omicidio di un anziano cliente e rischia venticinque anni di carcere. Pur di salvarla\, la ricca famiglia si affida ad un valente legale per farla dichiarare incapace di intendere e di volere e farla internare in un istituto psichiatrico\, dal quale potrà uscire dopo pochi anni. Ma la donna si sbarazza del legale pagato dai genitori e viene affidata a un avvocato d’ufficio\, il quale intuisce – dietro il contegno ostico dell’indesiderata cliente – un’intelligenza acuta e la capacità di collaborare alla propria difesa. Claudia lo fa a prescindere da ogni possibile cavillo giudiziario\, solo svelando dolorosamente\, con disperata causticità\, lo scabroso entroterra familiare nel quale è maturata la sua scelta di vita e le intollerabili pretese del cliente che scatenarono la sua micidiale reazione di difesa.
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SUMMARY:Biagio Izzo "L’ARTE DELLA TRUFFA"
DESCRIPTION:Alla vigilia della risposta di un importante appalto per il restauro del Duomo di Napoli\, Gianmario\, imprenditore edile da tre generazioni\, gentiluomo del Papa\, è costretto a ricevere in casa il fratello di sua moglie\, Francesco\, un truffatore esperto\, che ha scelto la casa di suo cognato come dimora per gli arresti domiciliari. La notizia lo sconvolge\, preoccupato com’è per la reputazione della sua casa\, della sua azienda. Ma il mondo gli crolla addosso quando ben altri guai gli cadono fra capo e collo e sarà proprio la presenza provvidenziale di Francesco ad aiutarlo a uscire indenne da un raggiro colossale. \n“Dirigere commedie dal sapore farsesco come “L’arte della truffa” è sempre una sfida interessante. Io adoro sia la commedia che la farsa ma ciò che più mi da gusto è trovare un equilibrio fra i due generi e far si che convivano senza che l’uno “inquini” l’altro. Con Biagio Izzo è stato molto semplice trovare quest’armonia perché è attore\, non solo di istinto comico ma anche di grande intelligenza scenica e la sua compagnia\, composta da attori straordinari mi ha permesso di lavorare al meglio per creare i climi\, le atmosfere che rendono la commedia un credibile spaccato di vita. Risate e divertimento assicurato.” \nAugusto Fornari
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SUMMARY:Paolo Caiazzo\, Antonello Costa "UN PONTE PER 2"
DESCRIPTION:In piena notte\, sul Tower Bridge di Londra\, un uomo in frac scavalca il parapetto per buttarsi nelle gelide acque del Tamigi. E’ quasi sul punto di lanciarsi quando un passante lo ferma e tenta di dissuaderlo. Entrambi sono emigranti italiani e l’aspirante suicida decide di sospendere l’atto per raccontare la sua disperazione. Antonello di origini siciliane\, da 10 anni ha aperto una Rosticceria specializzata in Arancini\, ma il vizio del gioco lo ha indebitato a tal punto da essere minacciato dagli strozzini londinesi. Non vedendo una via di uscita decide di sacrificare la sua vita per salvare la famiglia. Paolo invece\, napoletano di nascita\, si è trasferito qualche anno prima nella capitale inglese aprendo una succursale di una storica pizzeria di famiglia. Anche lui ha problemi economici\, sentimentali e di famiglia ed esponendoli al connazionale si rende conto che\, forse\, ha più motivazioni dell’altro e decide così di scavalcare il parapetto. La situazione si ribalta ma Antonello non  riesce a far desistere l’altro fino a quando l’arrivo di due poliziotti di ronda intimorisce Paolo che rientra nei margini di sicurezza. Una volta allontanati i poliziotti decidono di tuffarsi insieme\, ma con calma. Vale la pena di cogliere l’occasione e di continuare quella piacevole ed “ultima” chiacchierata. Si confessano così in maniera sincera e profonda e\, per esorcizzare le proprie disgrazie\, le raccontano come una esilarante gara di sfiga. Il rintocco del Big Ben segna il passare del tempo e l’appetito richiede la chiamata ad un rider\, anche e solo per il capriccio di voler morire a stomaco pieno! Ad interrompere puntualmente i vari tentativi di suicidio ci saranno irruzioni di una serie di personaggi\, stranamente somiglianti tra loro fino all’arrivo un’influencer decisa a riprendere il suicidio per un botto di visualizzazioni.
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SUMMARY:Giuseppe Pambieri\, Pamela Villoresi "Gin game"
DESCRIPTION:E’ un’opera di straordinaria vivacità emotiva in cui il senso di solitudine di due anziani signori ospiti nella stessa casa di riposo\, Walter e Fonsia\, si intreccia con una intelligente ilarità. Entrambi non hanno amici e Walter si offre di insegnare alla donna\, Fonsia\, a giocare a GIN. Fonsia impara velocemente tanto che a Walter non riesce di vincere una sola partita\, un fatto che urta notevolmente l’uomo. Mentre i due cominciano a parlare delle proprie vite\, le conversazioni\, come il gioco\, si trasformano presto in una fiera competizione per umiliare l’altro amplificando le rispettive debolezze e fallimenti. \nPremio Pulitzer per la drammaturgia nel 1978. \nRappresentato da:\nPaolo Stoppa e Franca Valeri con la regia di Giorgio de Lullo nel 1978\nPaolo Ferrari e Valeria Valeri con la regia di Gianfranco Brosio nel 1990\nMassimo De Francovich e Valeria Moriconi per la regia di Piero Maccarinelli nel 2002
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SUMMARY:Giuseppe Zeno\, Euridice Axen "TRAVOLTI DA UN INSOLITO DESTINO..."
DESCRIPTION:Affrontare a teatro Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare di agosto di Lina Wertmüller\, una delle maggiori registe del cinema italiano -autrice che ha profondamente segnato la cultura e l’immaginario del nostro Paese -è una sfida che abbiamo deciso di accettare con la dovuta umiltà. La nostra versione di Travolti…\, basata sul testo teatrale di Lina Wertmüller (la sua opera postuma! Quale onore…) scritto con Valerio Ruiz\, ricolloca la storia nella dimensione del contemporaneo\, scegliendo come nuovo campo di battaglia il differente clima socioculturale di una società tardo capitalista\, in cui nuove tensioni e nuove contraddizioni determinano e orientano conflitti e emozioni tra i personaggi.\nNegli ultimi\, recentissimi\, anni abbiamo infatti assistito a uno stravolgimento degli equilibri di genere\, e abbiamo visto maturare una coscienza completamente nuova e una prospettiva più sfaccettata e inclusiva su temi come il sesso e la razza\, che assumono un peso fondamentale all’interno di un testo come questo. Se l’acquisizione di queste nuove consapevolezze nutre gli animati battibecchi del primo atto\, ambientato sul lussuoso yacht già presente nel film -le litigate tra Raffaella e Toti\, amici/nemici portatori di valori inconciliabili\, le continue scaramucce tra Raffaella e Gennarino\, i cominci scambi tra Gennarino e il suo capo Pippo –è nel secondo atto\, quando Gennarino e Raffaella\, ormai naufraghi\, approdano sull’isola\, che il mutamento degli equilibri di genere assume una decisiva importanza drammaturgica\, ridefinendo anche gli equilibri tra i due protagonisti.\nFarsi carico di tutto ciò\, non significa però smussare la tagliente ironia e l’energia caustica che contraddistinguono Lina Wertmüller: pur riequilibrando i rapporti di forza tra i due protagonisti in nome della parità di genere\, il testo non perde la sua capacità di provocare\, divertire\, spiazzare. Travolti… è un racconto d’amore e di lotta di classe e\, anche se il terreno di conflitto dei due personaggi ha subito degli slittamenti dal 1974 a oggi\, la crepa che li divide resta insanabile: una destinata ad andare avanti per la propria strada di privilegio\, l’altro destinato ad essere lasciato indietro.\nLo spettacolo\, quindi\, evoca il film senza imitarlo\, traducendo la visione cinematografica in azione teatrale: tanto con la presenza e la fisicità degli attori che in scena sudano\, si rincorrono\, lottano\, si amano\, quanto ricorrendo a una dimensione simbolica che lascia aperto allo spettatore uno spazio di immaginazione e memoria\, quanto ancora attraverso l’affilatezza di dialoghi grotteschi\, struggenti o comici. Da questo punto di vista\, è per me una straordinaria risorsa lavorare con attori di grande talento e sensibilità come Euridice Axen e Giuseppe Zeno. Due interpreti capaci di far vibrare le corde della passione e dell’ironia e di trovare una propria personale misura per dare corpo ai ruoli appartenuti a due icone del cinema italiano: Mariangela Melato e Giancarlo Giannini. Equilibristi\, lottatori\, nemici e amanti\, Gennarino e Raffaella riempiranno il palco della tensione sensuale e della ruvida poesia che si fa strada nei loro cuori induriti. E\, nell’orizzonte selvaggio e primordiale dell’isola\, cercheranno di uno stato di natura in cui sia davvero possibile incontrarsi e amarsi al di là di ogni differenza.\nUna volta in salvo\, lontano l’isola\, per Gennarino e Raffaella non ci sarà salvezza\, perché l’amore non basta ad amarsi\, sembra dirci la Wertmüller nell’amaro epilogo di una storia che\, a quasi mezzo secolo di distanza\, non smette di essere una potente allegoria dei conflitti ideologici\, economici e di genere che attraversano la società umana. \nMarcello Cotugno
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SUMMARY:Campagna abbonamenti - Stagione 25/26
DESCRIPTION:Ecco i prezzi degli abbonamenti della Stagione 2025/2026 “Imagine\, we can!”. \nA tutte le tariffe va sommato il costo della prevendita.  \nI ridotti sono riservati esclusivamente agli studenti under 25 anni. \n \nGli abbonamenti non sono acquistabili ONLINE. Per maggiori informazioni CLICCA QUI.
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SUMMARY:Gente di facili costumi
DESCRIPTION:Protagonisti della pièce sono Anna (Giulia Fumo)\, nome d’arte sul lavoro “Principessa”\, una prostituta che sogna di diventare “giostraia”\, che rincasa tardi la notte\, disordinata e rumorosa che\, ovviamente\, disturba l’inquilino del piano di sotto\, che soffre d’insonnia. E Ugo (Flavio Insinna)\, un intellettuale che vivacchia scrivendo per la tv e per il cinema\, l’inquilino del piano di sotto\, che sogna di fare un film d’arte e avrebbe bisogno di un po’ di tranquillità per concentrarsi. Ma che ovviamente non riesce a dormire né a lavorare a causa di Anna.
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SUMMARY:Que serà
DESCRIPTION:Metti tre amici\, da sempre e per sempre. Metti una cena d’estate tra profumi e note brasiliane\, perché l’allegria non manchi. Condisci il tutto in un giardino ad accogliere le parole\, le risate ed i pensieri di Filippo\, Giovanni e Ninni. \nAggiungi infine che improvvisamente tutto cambi perché qualcosa di imprevisto\, di molto imprevisto\, accada e che ci si chieda cosa siamo disposti a fare per il nostro migliore amico. \nEcco così servito Que serà\, uno straordinario racconto di amicizia e\, soprattutto\, di vita. \nRoberta Skerl affronta con ironia\, poesia e leggerezza\, temi scomodi ma di grandissima attualità. \nSul palco tre attori di lunga esperienza di commedia d’autore a restituirli con passione.
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SUMMARY:Anatra all'arancia
DESCRIPTION:“L’Anatra all’Arancia” è un classico feuilleton dove i personaggi si muovono algidi ed eleganti su una scacchiera irta di trabocchetti. Ogni mossa dei protagonisti\, però\, ne rivela le emozioni\, le mette a nudo a poco a poco e il cinismo lascia il passo ai timori\, all’acredine\, alla rivalità\, alla gelosia; in una parola all’Amore\, poiché è di questo che si parla. “L’Anatra all’Arancia” è una commedia che ti afferra immediatamente e ti trascina nel suo vortice di battute sagaci\, solo apparentemente casuali\, perché tutto è architettato come una partita a scacchi. La trasformazione dei personaggi avviene morbida\, grazie a una regia che la modella con cromatismi e movimenti talvolta sinuosi\, talvolta repentini\, ma sempre nel rispetto di un racconto sofisticato in cui le meschinità dell’animo umano ci servano a sorridere\, ma anche a suggerirci il modo di sbarazzarsene.
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SUMMARY:Tenente Colombo
DESCRIPTION:Il famoso detective interpretato nella serie tv da Peter Falk nasce a teatro prima che sul piccolo schermo: gli stessi autori nel 1960 avevano creato il personaggio per una commedia gialla di grande impatto che a Broadway rimase per 5 anni consecutivi. Gli autori erano proprio Richard Levinson e William Link. La costruzione è perfetta\, il giallo incredibile e il personaggio del tenente già molto delineato.  Oggi per la prima volta in Italia in scena la commedia nella quale\, per la prima volta\, il pubblico assiste al delitto guardando negli occhi l’assassino che preparava l’omicidio perfetto. \nIl dottor Fleming è un brillante psichiatra di New York che non riesce più a tollerare il matrimonio con la moglie. Insieme alla sua giovane amante Susan\, architetta un piano per ucciderla. Ci sono tutti gli elementi che hanno poi caratterizzato la serie televisiva: un detective trasandato e maldestro che nasconde una vena sagace ed ironica e la capacità di conoscere a fondo la natura umana\, stanando i colpevoli. Talento ed esperienza nel cast di attori formato da Gianluca Ramazzotti\, Pietro Bontempo\, Samuela Sardo e Sara Ricci. \n 
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SUMMARY:Trappola per topi
DESCRIPTION:Il 25 novembre 1952\, all’Ambassadors Theatre di Londra andava in scena per la prima volta “Trappola per topi” di Agatha Christie. Da allora\, per 70 anni ininterrottamente\, il sipario si è alzato su questa commedia “gialla” senza tempo e di straordinaria efficacia scenica. Ed ora tocca a noi… Non è consueto per me\, spesso regista drammaturgo in proprio\, misurarmi con un classico della letteratura teatrale. Certo da interpretare\, ma da servire e rispettare. Ma non ho avuto dubbi ad accettare. Perché “Trappola per topi” ha un plot ferreo ed incalzante\, è impregnata di suspense ed ironia\, ed è abitata da personaggi che non sono mai solo silhouette o stereotipi di genere\, ma creature bizzarre ed ambigue il giusto per stimolare e permettere una messa in scena non polverosa o di cliché. In fondo è questo che cerco nel mio lavoro: un mix di rigore ed eccentricità. D’altronde\, dice il poeta\, il dovere di tramandare non deve censurare il piacere di interpretare. Altra considerazione: nonostante l’ambientazione d’epoca e tipicamente British\, il racconto e la trama possono essere vissuti come contemporanei\, senza obbligatoriamente appoggiarsi sul già visto\, un po’ calligrafico o di maniera\, fatto spesso di boiserie\, kilt\, pipe e tè. Stereotipi della Gran Bretagna non lontani dalla semplicistica visione dell’Italia pizza e mandolino. Credo che i personaggi di Trappola nascano ovviamente nella loro epoca\, ma siano vivi e rappresentabili oggi\, perché i conflitti\, le ferite esistenziali\, i segreti che ognuno di loro esplicita o nasconde sono quelli dell’uomo contemporaneo\, dell’io diviso\, della pazzia inconsapevole. E credo riusciremo a dimostrarlo grazie alla potenza senza tempo di Agatha Christie\, ma anche e soprattutto con il talento e l’adesione di una compagnia di artisti che gioca seriamente con un’opera “chiusa” e precisa come una filigrana\, che però lascia spazio all’invenzione e alla sorpresa. In questo la scelta di Ettore Bassi come protagonista è emblematica\, una promessa di imprevedibilità e insieme di esattezza. Come sempre: metodo e follia. E poi c’è la neve\, la tormenta\, l’incubo dell’isolamento e della bivalenza\, il sospetto e la consapevolezza che il confine tra vittima e carnefice può essere superato in qualsiasi momento. Ingredienti succosi ed intriganti che spero intrappoleranno il pubblico.\n \nGiorgio Gallione
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SUMMARY:Trappola per topi
DESCRIPTION:Il 25 novembre 1952\, all’Ambassadors Theatre di Londra andava in scena per la prima volta “Trappola per topi” di Agatha Christie. Da allora\, per 70 anni ininterrottamente\, il sipario si è alzato su questa commedia “gialla” senza tempo e di straordinaria efficacia scenica. Ed ora tocca a noi… Non è consueto per me\, spesso regista drammaturgo in proprio\, misurarmi con un classico della letteratura teatrale. Certo da interpretare\, ma da servire e rispettare. Ma non ho avuto dubbi ad accettare. Perché “Trappola per topi” ha un plot ferreo ed incalzante\, è impregnata di suspense ed ironia\, ed è abitata da personaggi che non sono mai solo silhouette o stereotipi di genere\, ma creature bizzarre ed ambigue il giusto per stimolare e permettere una messa in scena non polverosa o di cliché. In fondo è questo che cerco nel mio lavoro: un mix di rigore ed eccentricità. D’altronde\, dice il poeta\, il dovere di tramandare non deve censurare il piacere di interpretare. Altra considerazione: nonostante l’ambientazione d’epoca e tipicamente British\, il racconto e la trama possono essere vissuti come contemporanei\, senza obbligatoriamente appoggiarsi sul già visto\, un po’ calligrafico o di maniera\, fatto spesso di boiserie\, kilt\, pipe e tè. Stereotipi della Gran Bretagna non lontani dalla semplicistica visione dell’Italia pizza e mandolino. Credo che i personaggi di Trappola nascano ovviamente nella loro epoca\, ma siano vivi e rappresentabili oggi\, perché i conflitti\, le ferite esistenziali\, i segreti che ognuno di loro esplicita o nasconde sono quelli dell’uomo contemporaneo\, dell’io diviso\, della pazzia inconsapevole. E credo riusciremo a dimostrarlo grazie alla potenza senza tempo di Agatha Christie\, ma anche e soprattutto con il talento e l’adesione di una compagnia di artisti che gioca seriamente con un’opera “chiusa” e precisa come una filigrana\, che però lascia spazio all’invenzione e alla sorpresa. In questo la scelta di Ettore Bassi come protagonista è emblematica\, una promessa di imprevedibilità e insieme di esattezza. Come sempre: metodo e follia. E poi c’è la neve\, la tormenta\, l’incubo dell’isolamento e della bivalenza\, il sospetto e la consapevolezza che il confine tra vittima e carnefice può essere superato in qualsiasi momento. Ingredienti succosi ed intriganti che spero intrappoleranno il pubblico. \nGiorgio Gallione
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SUMMARY:La valigia
DESCRIPTION:Come si fa a capire\, indovinare i pensieri di un emigrante alla vigilia di una partenza che porta il marchio dell’irreversibilità? Esiste un gioco\, una sorta di test psicologico\, che si avvicina a quella simulazione impossibile. Si devono scrivere su un foglio 12 cose che si porterebbero con sé\, per sempre.\nUna volta fatta la lista\, ad ogni due cose va associato un ricordo. Ad ogni due ricordi\, un sentimento. Il sentimento dominante indica quello stato d’animo.\nQuando si parte per non tornare mai più\, come si guarda ad ogni oggetto che si lascia? E soprattutto\, come si guarda ad ogni oggetto che si prende con sé?\nUna storia dissacrante\, ironica\, di amore e odio verso un paese che si lascia. Una carrellata di personaggi che riemergono dalla memoria; uomini e donne raccontati con il filtro della distanza\, della distorsione e della comicità.\nLa valigia\, così personale e unica\, di Dovlatov diventa metafora della diasporica condizione umana\, di un sentirsi emigranti dello spazio e del tempo. Emigriamo dalla nostra giovinezza\, da un passato fatto di persone\, di immagini\, di episodi e sentimenti che il ricordo ha la forza di immortalare e resuscitare.\nAttraverso gli oggetti e i ricordi che questi attivano\, Giuseppe Battiston dà vita a una serie di personaggi. In questo continuo passaggio tra presente e passato\, si articola lo spettacolo che usa come dispositivo di racconto e di evocazione uno studio radiofonico\, attingendo alla storia di Dovlatov giornalista e reporter\, in cui un presentatore si aggancia al mondo sonoro per evocare la propria storia. Un testo per provare a dissacrare il sacro; per imparare a rispettare ciò che rispettabile non è\, per capire che\, a dispetto di ogni logica\, i valori umani esistono solo al di fuori delle convenzioni. Cosa contiene la sua valigia che un giorno\, per caso\, salta fuori dal suo armadio\, dimenticata?
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SUMMARY:Il malloppo
DESCRIPTION:Due ladri inesperti decidono di svaligiare la banca accanto all’impresa di pompe funebri in cui lavorano\, ma sono costretti a nascondere la refurtiva nella bara della madre appena deceduta di uno di loro. Così tra furti\, omicidi\, intrighi amorosi e indagini\, inizia una rocambolesca sequela di situazioni spassose e assurde\, tipiche dell’umorismo nero britannico. \nNote di regia\nIl Malloppo di Joe Orton è una dark comedy dai toni farseschi e dalla comicità dissacrante. Il dialogo serrato\, iperbolico e surreale\, mutuato dal teatro dell’assurdo mette in campo una critica spietata alla società inglese degli anni Sessanta. Ma Orton\, con il suo stile anarchico\, contro le forme della “buona società borghese”\, anticipa i toni della cultura underground e della rivoluzione punk. Il rituale della celebrazione funebre e del matrimonio\, il fideismo religioso\, la legalità e la giustizia vengono spogliati del loro significato profondo per lasciare spazio ai desideri morbosi che le convenzioni borghesi vogliono reprimere e tenere nascosti. Si tratta di una commedia tutta da ridere\, ma Il Malloppo non è soltanto questo. «È un incubo freudiano» dice il giovane Hal che sistema il corpo della madre in un armadio\, per poi nascondere i soldi rubati nella bara della defunta. Orton\, con il suo humor sottile e corrosivo\, ci spinge a mostrare lo scandalo dei “fantasmi nascosti negli armadi”. \nATTENZIONE\nLe date di recupero\, che sarebbe dovuto andare in scena il 13 e 14 gennaio 2024\, sono:\n– 19 aprile ore 21\,00 per chi possiede l’abbonamento “Prosa turno DOMENICA” e chi ha acquistato i biglietti singoli per la data del 14 gennaio ore 17\,30;\n– 20 aprile ore 21\,00 per chi possiede l’abbonamento “Prosa turno SABATO” o “PACCHETTO MERCADANTE” e chi ha acquistato i biglietti singoli per la data del 13 gennaio ore 21\,00.
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DESCRIPTION:Due ladri inesperti decidono di svaligiare la banca accanto all’impresa di pompe funebri in cui lavorano\, ma sono costretti a nascondere la refurtiva nella bara della madre appena deceduta di uno di loro. Così tra furti\, omicidi\, intrighi amorosi e indagini\, inizia una rocambolesca sequela di situazioni spassose e assurde\, tipiche dell’umorismo nero britannico. \nNote di regia\nIl Malloppo di Joe Orton è una dark comedy dai toni farseschi e dalla comicità dissacrante. Il dialogo serrato\, iperbolico e surreale\, mutuato dal teatro dell’assurdo mette in campo una critica spietata alla società inglese degli anni Sessanta. Ma Orton\, con il suo stile anarchico\, contro le forme della “buona società borghese”\, anticipa i toni della cultura underground e della rivoluzione punk. Il rituale della celebrazione funebre e del matrimonio\, il fideismo religioso\, la legalità e la giustizia vengono spogliati del loro significato profondo per lasciare spazio ai desideri morbosi che le convenzioni borghesi vogliono reprimere e tenere nascosti. Si tratta di una commedia tutta da ridere\, ma Il Malloppo non è soltanto questo. «È un incubo freudiano» dice il giovane Hal che sistema il corpo della madre in un armadio\, per poi nascondere i soldi rubati nella bara della defunta. Orton\, con il suo humor sottile e corrosivo\, ci spinge a mostrare lo scandalo dei “fantasmi nascosti negli armadi”. \nATTENZIONE\nLe date di recupero\, che sarebbe dovuto andare in scena il 13 e 14 gennaio 2024\, sono:\n– 19 aprile ore 21\,00 per chi possiede l’abbonamento “Prosa turno DOMENICA” e chi ha acquistato i biglietti singoli per la data del 14 gennaio ore 17\,30;\n– 20 aprile ore 21\,00 per chi possiede l’abbonamento “Prosa turno SABATO” o “PACCHETTO MERCADANTE” e chi ha acquistato i biglietti singoli per la data del 13 gennaio ore 21\,00.
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SUMMARY:Ma non avevamo detto "per sempre"?
DESCRIPTION:Luca e Giulia sono due attori in crisi\, due artisti alla perenne ricerca dell’attimo perfetto\, frustrati dal continuo tendere verso quel momento di vita scenica autentica che richiede un equilibrio sottile. Entrambi sentono di non aver ancora avuto la sognata occasione di un’intera carriera\, ossessionati dalla missione di scoprire “cos’è comico?… e l’oggetto della commedia dev’essere  necessariamente basso? Perché la tragedia e la commedia non possono esprimere uno stesso pensiero elevato\, uno stesso sentire profondo?”\nMa Luca e Giulia sono anche una coppia in crisi\, per la stessa ricerca di quell’equilibrio che trasformi la vita in sogno e il sogno nello spettacolo perfetto\, pur consapevoli che questo viaggio utopico\, in un continuo ribaltarsi di piani tra il palcoscenico e la vita reale\, possa essere la sola via\, l’ultimo tentativo per ricostruirsi dalle proprie macerie. Viaggio del quale noi spettatori siamo a volte complici\, altre semplici testimoni\, emozionandoci nello specchiarci e riconoscendo “i meandri nascosti della nostra anima\, il nostro essere meschini\, vigliacchi\, furbi\, con tutte le nostre bassezze che non esibiamo su Facebook ma che non per questo ci rendono meno onesti”… e vulnerabili nell’amare.\nIl testo \, ispirato ad una commedia francese \, che ha riscosso un notevole successo in patria\, arriva sulle nostre scene con la raffinata interpretazione di due attori capaci di stupirci nel rendere profondamente umani i personaggi mentre affrontano i loro drammi con un disincanto a tratti sconfinante nel cinismo\, senza mai strizzare l’occhio alla gag o all’effetto comico.\nQuesto esilarante viaggio\, col suo mirabile gioco di specchi\, si rivelerà un viaggio nelle nostre vite\, con un finale a sorpresa figlio della tradizione goldoniana\, in cui il teatro conferma il suo fondarsi “sulla capacità dell’uomo di emozionare un altro uomo”. Proprio come nel finale de “Gli innamorati” goldoniani\, sembra poi ammonirci: “Che pazzia volersi tormentare per amore\, volere che il balsamo si converta in veleno. Specchiatevi\, signori\, in questi innamorati: ridete di loro ma non fate che si debba ridere di voi”.
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